Clamorosa censura: la tv di stato non trasmette il trailer di un film

In un’estate che come picchi di massimo interesse ha avuto il Pornogate e il Superenalotto non poteva certo mancare il conflitto di interessi. La televisione di stato ha deciso di non accettare come possibile pubblicità, da trasmettere sulle proprie reti televisive, il trailer di un film chiamato “Dittorialvisione”. Il motivo? Mancanza di obiettività.La faccenda è molto semplice: una casa cinematografica indipendente produce un film, “Dittorialvisione”, che parla, più o meno esplicitamente, del conflitto d’interesse del Presidente Burlettoni. Parla di come quest’uomo (chiamiamolo così anche se è riduttivo) sia riuscito, dal nulla, a mettere in piedi un impero mediatico che a un certo punto ha cominciato ad arraffare di tutto lasciando agli altri le briciole. Niente pugnette, solo fatti.

Prodotto il film è giunto il momento di reclamizzarlo attraverso i soliti canali pubblicitari, tra qui, ovviamente, la televisione. Che la televisione privata della famiglia Burlettoni non fosse interessata a dare spazio a tale film era abbastamza prevedibile. Meno scontato è stato invece il diniego da parte della televisione di Stato.

Estremamente interessante è la motivazione di tale rifiuto: la mancanza di pluralità. Spiega Gianni Pupazzi: “Il film è estremamente di parte e parla esclusivamente dal punto di vista delle opinioni di chi lo ha realizzato. Purtroppo la televisione di stato, in quanto di tutti, è tenuta a offrire un trattamento paritario nei confronti di tutti. Trasmettere la pubblicità di un film antiburlettoniano vuol dire doverne trasmettere un’altra di un film proburlettoniano e, poiché non esiste, non possiamo farlo. Una soluzione sarebbe un talkshow di un’ora prima e dopo la pubblicità del trailer, ma questo è palesemente impraticabile, per cui non abbiamo potuto accettare l’offerta e i danari.”.

Anche Savio Burlettoni, chiamato direttamente in causa, non ha saputo tacere di fronte all’imbarazzante vicenda: “Io non ho nulla contro i film che parlano male di me o della mia famiglia. In fondo un film è solo un film e se non lo vede nessuno allora nessuno ne subisce un danno. Sono però irritato dal fatto che continuano ad esistere delle persone che hanno come unico scopo della vita, poveracci, l’odio nei miei confronti? Cosa avrò mai fatto? Non me lo dice nessuno.”.

L’opposizione si è stracciata le vesti in segno di sdegno nei confronti della vicenda. I parlamentari hanno però ricevuto prontamente un indennizzo pari a dieci volte il valore dichiarato dell’indumento stracciato, poiché, secondo una recente legge, rientra nelle loro mansioni e quindi non ne devono trarre un danno economico.

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Datato il 27/08/2009 - Attualità | | 0 Commenti

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