Scandalo sessuale per il Governatore del Latio
Il governatore della regione Latio, Piero Marrapo, è finito nel bel mezzo di un ciclone sessuale.
Cominciamo con i fatti: al governatore piace andare per trans-prostitute. Fin qui niente di male (se si vuole chiudere un occhio sul tradimento della moglie). Colto in flagrante da due poliziotti il fatto è subito di dominio pubblico.
Passiamo alle considerazioni. Essendo iscritto al Partito dei Giusti, e non essendo un bacchettone, nessuno avrebbe da ridere sulle sue preferenze sessuali. Felice lui, felice tutti. Certo, qualche risolino sarebbe inevitabile, ma se Burlettoni va a puttane perché non può farlo anche Marrapo? Se poi è il componente attivo della coppia non ne va neanche della sua mascolinità.
Marrapo però non la pensa così. Colpito dall’attacco, e con un po’ di coda di paglia, ha prima denunciato i poliziotti che hanno tentato di accollarli ulteriori amoralità (droga, profilattici alla banana, vibratori anali) e poi si è dimesso dalla sua carica istituzionale. Lo scopo del suo avversario è quindi raggiunto: toglierselo dalle balle poco prima delle elezioni. Un capolavoro di politica bataliana.
L’attaccante, chiunque esso sia, è veramente bravo però. Conosce le abitudini di Marrapo e poteva disporre liberamente di due agenti di polizia come fossero dei dipendenti, una cosa che dimostra che alcuni organi bataliani sono proprio marci.
Il povero Marrapo adesso passerà a vita privata, forse con la sua famiglia, forse no. Una scelta onorevole, ma che ancora una volta la da vinta ai furbetti. Come se in una lotta tra barbari ci si arrendesse per un touché. Lunga vita a Batalia!
Datato il 28/10/2009 - Editoriali | | 0 Commenti
Davide Francesconi: lo stato da, lo stato toglie
Onorevole Francesconi, prossimamente, e con tutta probabilità, lei verrà trombato alle primarie del suo partito. Un ultimo desiderio?
A volte, nella vita, bisogna rendersi conto che non si può fare tutto e bisogna fare un passo indietro. Se gli iscritti al nostro partito decideranno che non sono adatto posso non essere d’accordo, ma accetterò umilmente la decisione. E’ così che funziona in democrazia.
Ma cambierà anche lavoro?
Questo no! Perché altrimenti tradirei quella corrente di pensiero che mi avrebbe votato. Io voglio essere una persona su cui le persone possono fare affidamento. E’ così che funziona in democrazia.
Parliamo di crisi economica. A Batalia le cose non vanno bene, questo lo sappiamo tutti. Ha una ricetta magica?
Io non sono uno stregone e non ho ricette magiche. Ho alcune idee che secondo me potrebbero migliorare questo nostro povero paese governato da un branco di incapaci e ladroni.
Incapaci o ladroni? O ladroni incapaci?
Un po’ tutti e tre. Ma non vorrei sempre parlare di Burlettoni. Ormai è sotto gli occhi di tutti ciò che dice e ciò che fa. I bataliani ne traggano le giuste considerazioni.
Dicevamo delle soluzioni…
Ecco. Secondo me bisogna stimolare l’economia dando risorse a quella fascia di popolazione che vorrebbe spendere, ma non può perché non ne ha. Parlo dei tanti pensionati. La Social Card è stata una presa per il culo. 50 mila lire cosa vuole che siano per il povero vecchietto che non arriva a fine mese. Bisogna abbassare le tasse e dare sti benedetti soldi. Aiutare i deboli. E’ così che funziona in democrazia.
E i giovani?
Ecco. Secondo me bisogna aiutare le idee e stimolare le capacità dei nostri giovani che hanno tante spese, ma uno stipendio basso. Secondo me bisogna fare un patto generazionale. Chi, ormai, è fuori dalla vita economica attiva dovrebbe contribuire a dare una mano a chi costruisce il futuro del paese. Ecco, secondo me, una nuova tassazione delle pensioni sarebbe lo strumento giusto. Ma non chiamiamola tassa. Chiamiamola contributo. Un obolo dato per un futuro migliore. E’ così che funziona in democrazia.
La crisi è grande, le casse sono vuote, il debito è alto. Come fare?
Ecco. Secondo me bisogna trovare le risorse lì dove è possibile trovarle. La popolazione attiva è storicamente quella che porta il paese sulle sue spalle. Spalle giovani e forti che dovrebbero sopportare un piccolo peso in più per aiutare tutti. Uno stato è una comunità in cui ci si aiuta. E’ così che funziona in democrazia.
E’ la quadratura del cerchio?
Questo genere di miracoli riesce solo a Burlettoni. Io faccio del mio meglio.
Sarà sufficiente?
Lo spero. Ma è così che funziona in democrazia.
Datato il 13/10/2009 - Interviste | | 0 Commenti
Filippo Emanueli: «Ho provato la droga, mi ha salvato la famiglia»
Filippo Emanueli, lei è il nipote dell’ultimo Re di Batalia. Sente una responsabilità particolare?
Si, io, pur essendo cresciuto all’estero ho sempre avuto un particolare legame affettivo con Batalia. L’ho sempre considerata un po’ mia, anche se rispetto l’ordinamento democratico attuale. E’ un grande paese e bisogna andarne fieri.
Quindi un’infanzia felice?
Bhe, non mi è mai mancato niente… le scuole migliori, tutti i divertimenti possibili, la droga…
La droga?
Bhe, sì, in certi ambienti è quasi la norma. Ho cominciato a sniffare a 13 anni. Poi ho fatto il giro di tutte le sostanze conosciute e qualcuna di mia invenzione. Tutti i miei amici facevano queste cose. Un mio amico era Palo Erkons. Abbiamo fatto insieme delle cose di cui non ricordo nulla. Ma è stato tutto molto divertente.
E poi?
A un certo punto il tuo corpo ti fa capire che certe cose non si possono fare per sempre. Ma allo stesso tempo ti dice che non puoi smettere. A quel punto hai raggiunto il punto di svolta. O riesci a farti aiutare oppure la tua esistenza finisce.
Nel tuo caso è andata bene.
Le ultime generazioni della mia famiglia hanno una certa esperienza. Hanno applicato un antico metodo segreto e sono riuscito a uscirne. E’ stata un’esperienza terrificante, ma alla fine ce l’ho fatta. Mi ha proprio salvato la famiglia, gli affetti. Mia madre e mio padre.
Cosa vuoi dire ai ragazzi di oggi, che crescono in questo mondo così malvagio?
Solo una cosa: DROGATEVI A MANETTA! Ne vale la pena!
Ma cosa sta dicendo?
Io? Non lo so… vuole due cetriolini? Ah, no scusi, devo andare a fare campagna politica per andare in parlamento…
Datato il 12/10/2009 - Interviste | | 0 Commenti
Burlettoni spacciato? Neanche per idea!
L’alta corte costituzionale bataliana ha oggi decretato l’incostituzionalità del cosidetto lodo “Lafacciofranca”, dal cognome di uno degli avvocati di Burlettoni, primo firmatario della proposta di legge.
Immediate le esternazioni del centrodestra. Burlettoni ha subito lanciato il guanto della sfida: “Questi giudici sono tutti più giovani di me, ma io sono molto più saggio. Nella loro presunta superiorità non hanno condannato me, che sono innocente, ma hanno condannato l’intero paese ad avere un presidente del governo più assente perché deve difendersi da accuse infamanti!”.
Giunge a ruota l’immediato sostegno del Partito dei Duri: “I ladroni hanno dimostrato ancora una volta di non volere il bene del paese. Ma non c’è nessun problema, appena raccogliamo il nostro popolo buttiamo giù tutto!”.
Di tutt’altro i commenti della minoranza. Bordelli del Partito dei Neutri ci va cauto: “Ogni fazione ha la sua pecora nera. Per il Partito dell’Impunità è proprio Burlettoni la pecora più nera, un vero e proprio buco nero da cui non esce nulla che non sia merda.”.
Più aggressivi i commenti di Francesconi, leader a tempo determinato del Partito dei Giusti: “La corte ha detto in modo chiaro e pulito che Burlettoni se ne deve andare a casa, anzi in galera! Non può fare leggi come gli pare e piace e adesso dovrebbe lasciare il governo per pensare ai suoi guai e passare le scettro a qualcuno più capace e più pulito di lui. Le prossime elezioni dimostreranno che i bataliani sanno distinguere tra chi è un criminale e chi no.”.
Malgrado tutto gli ultimi sondaggi dimostrano che la fede bataliana in Burlettoni è incrollabile. Bel il 60% voterebbe Burlettoni anche se fosse in galera. Certo, ricevere i capi di governo da dietro le sbarre e con il pigiama a righe non è bello, ma con due drappi e due fiori può diventare accettabile. Viva Batalia!
Datato il 07/10/2009 - Editoriali | | 0 Commenti
